COME è ANDATA A FINIRE?
Che fine hanno fatto le delibere di Report?
Per scrivere l'articolo cerco il filmato di Report “i Re di Roma” su internet, ma di tutti i filmati della splendida trasmissione televisiva, quello è l'unico che manca degli ultimi 5 anni, questo mi fa pensare che è giusto fare un approfondimento ad un anno di distanza.
Nell’ inchiesta della trasmissione televisiva si metteva in luce come a Roma ci fosse un sistema evidente e palese di valorizzazione di terreni privati di grandi gruppi o famiglie imprenditoriali, anche in difformità dal nuovo Piano Regolatore, in funzione di un "pubblico interesse".
Nel sito di Report www.report.rai.it c'è la lettera dell' avvocato di Roberto Morassut (ex assessore all’Urbanistica nella prima e seconda giunta Veltroni) che diffida la redazione e la rete alla ulteriore diffusione dell'inchiesta. Noto che l'avvocato di Morassut è Luca Petrucci, presidente dell' Ater del comune di Roma.
Durante l’intervista l’ex assessore mi appariva in evidente imbarazzo, nonostante cercasse di mascherarlo e ricordo una sensazione di inadeguatezza rispetto alle domande che gli venivano poste.
Intanto grazie ad internet, dopo una breve ricerca riesco a trovare il servizio messo al bando e devo ringraziare un utente di youtube, un tale “cristian 2774”, che con molta pazienza ha caricato i vari spezzoni del filmato.
Ciò che trovo rivoluzionario in questa epoca è l'accesso alle informazioni. Rivedendo il servizio, a distanza di un anno, salta agli occhi che tutto il sistema economico (non solo italiano, ma mondiale) legato all’immobiliare era naturalmente destinato ad esplodere, generando quella crisi economica che stiamo attraversando ma di cui non ne conosciamo il termine.
Inoltre non posso non soffermarmi su quanto oggi appaia desueto quel sistema politico teso a pianificare e quanto lontana risulti la mia attività politica, sembrano passati lustri anziché mesi.
Rifletto su come sono cambiati i tempi, chiedendomi dove sono finiti i vari Caltagirone, i Toti, i “Costruttori Romani” e come mai non sono più al centro della discussione mediatica ed economica.
E soprattutto, quanta responsabilità hanno nell’aver provocato una crisi di tale portata?
Da tale intervista, a mio avviso, Roberto Morassut non ne uscì bene e devo dire che tutta la politica romana di allora non fece una bella figura.
Vorrei anche sottolineare che in materia urbanistica il Consiglio comunale è sovrano; una delibera di giunta non ha alcun potere esecutivo e deve essere assolutamente votata dall’Aula .
Le delibere di giunta in questione erano:
-centralità BUFALOTTA, cambio di destinazione d'uso per un milione di metri cubi da uffici a residenze, in cambio di 80 milioni di euro per infrastrutture della mobilità
-centralità ROMANINA, aumento di cubatura di circa 600.000 metri cubi in cambio di 50 milioni di euro per la metropolitana che sarebbe dovuta arrivare,
-Accordo di Programma per le TERRAZZE DEL PRESIDENTE, palazzine abusivamente costruite, sanate dal condono edilizio, successivamente destinate a residenze in cambio di opere pubbliche.
-centralità ACILIA MADONNETTA, centralità in parte pubblica in cui il pubblico in seguito si era tirato indietro
-Centralità ALITALIA, che aveva fondamentalmente un problema di stime. Inoltre, per tutto il servizio andato in onda, serpeggiava una severa critica ad un sistema di gestione tra politica ed affari che aveva favorito alcuni costruttori.
L’accusa si basava però su delibere di giunta che non arrivarono mai ad essere votate dal Consiglio comunale.
La cosa che mi rammaricò allora - ed anche nel momento in cui l’ho rivisto - è stata la mancanza di un cenno da parte del giornalista Paolo Mondani, riguardo al fatto che una parte della maggioranza di allora si oppose fermamente a quelle delibere. Io ed altri 6 o 7 consiglieri comunali, discutendo per ore, decidemmo che quelle delibere di giunta non le avremmo votate (qualora fossero state poste in votazione in Consiglio comunale) e proponemmo anche delle modifiche da apportare caso per caso. Io mi concentrai proprio sulle norme che il Piano Regolatore avrebbe previsto di lì a poco per operazioni analoghe. Ma a nulla servì.
Credo che quello fu il punto di rottura del “Modello Roma”.
La maggioranza scricchiolò, sotto la gogna mediatica scatenata da un quotidiano di proprietà di uno dei principali attori delle vicende urbanistiche romane. Ciò che ho sempre trovato singolare della nostra città è che, a Roma, non esiste un editore che non sia costruttore. Nessuno dei padroni dei quotidiani più letti nella nostra città non ha interessi nel campo urbanistico immobiliare, anomalia assurda che dovrebbe far riflettere.
E con un tale conflitto d’interessi come sfondo, si perse il senso della nostra missione più importante, cioè quella di approvare il Piano Regolatore Generale.
Ripensando oggi a quel periodo c’è tanta malinconia per una situazione gestita male e credo che, agli occhi di molti, si sia confusa la grande battaglia di legalità e rispetto delle regole che abbiamo raggiunto con l’approvazione del piano e quella ambigua, consociativa che quelle delibere insinuarono nell’opinione pubblica.
Alla fine, nel febbraio 2008, il nuovo PRG fu approvato, ma per l’opinione pubblica fu una mezza sconfitta o meglio una mezza vittoria dell’opposizione o una totale vittoria dei costruttori.
Ad aprile perdemmo drammaticamente le elezioni; a maggio uscì il servizio di Report e molte delle persone che decisero di abbandonare il centrosinistra si sentirono rinfrancate nella loro scelta dalle tesi dalla trasmissione.
Credo che anche l’assessore Morassut alla fine riconoscerà l’errore di aver perseverato in difesa di quelle delibere, ma purtroppo si porterà dietro l’ambiguità di cui sopra, svilendo il ruolo di una persona che è riuscita nell’ impossibile compito di far approvare un piano che mancava a Roma da 50 anni.
Molto ora dipenderà da come lo si vorrà attuare e, soprattutto, se lo si vorrà attuare.
Ci sono stati nella storia piani regolatori innovativi e geniali che hanno generato città bruttissime e viceversa, strumenti urbanistici pessimi che hanno fatto rinascere città intere. Tutto dipenderà dalla qualità delle costruzioni che si realizzeranno.
Ma che fine hanno fatto le delibere di giunta di cui si parlava nel servizio di Report?
Il 30 dicembre 2008, Il complesso immobiliare denominato 'Le Terrazze del Presidente”,ad Acilia è stato posto sotto sequestro preventivo su ordine della procura di Roma nell'ambito di una indagine sui falsi condoni che vede sotto inchiesta quindici persone tra funzionari dell'Ufficio condono edilizio del Comune, del XIII Municipio, più tecnici e rappresentanti legali delle società costruttrici che si sono succedute dal 2003.
Gli accertamenti della procura hanno preso il via dopo l'inchiesta giornalistica della “nostra” trasmissione.
Buona parte dei dodici palazzi e dei 1367 appartamenti sono già stati venduti a terze persone che li hanno acquistati in buona fede (?) e che non sono state iscritte sul registro degli indagati. Non a caso, i magistrati hanno dato incarico alla sezione di polizia giudiziaria dei vigili urbani di applicare la misura restrittiva solo a quegli immobili non occupati e non venduti.
Per le centralità il discorso è diverso, l’immobilità regna sovrana, il che potrebbe anche essere un bene…
La repentina fuga di Veltroni ha fatto si che il Consiglio comunale approvasse in tutta fretta la ratifica della conferenza di pianificazione, per cui quelle delibere devono sottostare alle norme tecniche del nuovo prg.
Sia chiaro che anche oggi si potrebbe pensare agli accordi di programma rispetto alle centralità, ma il percorso potrebbe essere più difficile.
Il tempo ha dimostrato che quelle delibere di giunta avrebbero avuto una scadenza politica e temporale; si potrebbe anche pensare che nel momento in cui il PRG è stato approvato senza che quelle delibere fossero passate prima, gli equilibri rispetto al mondo imprenditoriale di Roma siano cambiate e, forse, il fatto che Alemanno sia diventato sindaco ne è una conseguenza.
Ma il piano oggi risulta essere attuativo, per cui bisogna sottostare alle sue nuove leggi e per poter iniziare la costruzione di una centralità è necessario aver completato prima le opere pubbliche, cosa assolutamente innovativa per Roma e per l'Italia. Ciò significa, ad esempio, che se non arriverà la metropolitana o servizi di mobilità pubblica, la centralità di Romanina non potrà essere iniziata... Art.13. Norme generali per gli interventi indiretti COMMA 12
Anche per poter fare un cambio di destinazione d'uso ( per cui una valorizzazione ) esiste una norma, ma il privato dovrà pagare un contributo straordinario. Il Comune beneficerà in quel caso per due terzi della complessiva rivalutazione (cifre molto superiori a quelle previste prima del PRG) per cui potrebbe essere difficile prevedere che a BUFALOTTA si possa immaginare ancora oggi una proposta di cambio di destinazione d'uso.. Art.20. Contributo straordinario di urbanizzazione.
Alla fine questa è la dimostrazione che il piano regolatore è uno strumento innovativo a difesa della città e dei suoi amministratori. Delinea linee chiare e precise uguali per tutti.
Purtroppo - e questa è la conclusione di questo breve racconto - il 19 Marzo 2009, esattamente 7 anni dopo ( il 19 marzo 2003 il PRG iniziò il suo iter amministrativo), la II Sezione del Tar del Lazio ha bocciato la procedura di approvazione del Piano Regolatore di Roma. I giudici, presieduti da Luigi Tosti, hanno infatti accolto nella parte più generale i motivi di ricorso proposti dalla società Boadicea Property Services Co Limited, proprietaria di un'area in via Fontanile Arenato.
La motivazione dei giudici è talmente semplice da disarmare: le modifiche apportate al piano urbanistico nell'accordo di pianificazione tra Regione e Comune dovevano essere recepite e confermate dal Consiglio comunale.
Un passaggio che non è stato compiuto. Il nuovo piano regolatore venne infatti votato dall'Aula Giulio Cesare l'ultimo giorno della giunta Veltroni, escludendo le ultime modifiche apportate dalla conferenza di pianificazione e non ascoltando l'allora opposizione che cercava, guidata proprio da Alemanno, di rinviare il voto del piano regolatore alla nuova consiliatura. Difficile definirlo uno «scherzo del destino». Certamente ora sindaco e Consiglio comunale sono chiamati a un atto di grande responsabilità per scongiurare il caos urbanistico. Che comunque incombe minaccioso.