ARMAMENTO PER I VIGILI URBANI: TRA SICUREZZA E RISCHIO
Lo scorso 28 gennaio, il Consiglio Comunale di Roma ha approvato l’armamento del corpo dei vigili urbani: il sindaco Alemanno lo ha definito “un momento storico”.
La giunta che ha predisposto la delibera, ha deciso di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale e, vista l’ondata di violenza che ha pervaso Roma, ha pensato che quella fosse la decisone giusta.
Nella storia della polizia municipale questa non è la prima volta che agli agenti è stata data la possibilità di girare armati: era già successo in passato fino a quando, 30 anni fa, venne ritenuta una misura inutile e costosa, quindi da eliminare.
Durante il periodo del governo di centrosinistra, negli ultimi 15 anni, l’armamento dei vigili è stato uno degli argomenti più caldi e controversi, molto difficile da affrontare. Nel periodo in cui io sono stato Consigliere comunale a Roma, tra il 2001 e il 2008, più di una volta si è provato a parlarne; era chiaro però che, per quella maggioranza variegata e eterogenea, questa non era ritenuta una misura utile al controllo della città.
Ho sempre pensato che non fosse la richiesta di sicurezza a far scaturire il dibattito, bensì altro. Da una parte le pressioni dei sindacati della polizia municipale, preoccupati per la protezione e l’autodifesa dei vigili; dall’altra la richiesta di armamento dei dipendenti del corpo dei vigili, legata a mio avviso più all’indennità derivante dal possesso dell’arma che alla reale necessità di averla.
Da parte mia ho sempre dichiarato che, se mai la delibera fosse arrivata in Aula, mi sarei sdraiato sul pavimento pur di non farla passare.
Ho sempre ritenuto che l’aumento degli armamenti non garantisca la sicurezza ma, anzi, produca una moltiplicazione dei rischi.
L’esempio dell’America è fin troppo facile: più pistole significa più feriti e più morti. Non ho mai pensato che se i vigili urbani di Roma fossero stati armati i reati sarebbero diminuiti, ma in compenso ho sempre pensato che se la pena fosse sicura e certa dopo il compimento del reato, quello sì sarebbe un deterrente efficace.
L’idea di Roma che io ho sempre avuto è quella di una città aperta, disponibile, allargata, non autoritaria, armata o militarizzata.
Credo sia stata proprio la necessità di differenziarsi da chi lo aveva preceduto che ha portato il sindaco Alemanno a promuovere questa delibera: per dimostrare il “cambiamento”. Una svolta, però, che sicuramente non c’è stata a livello di risorse destinate alla sicurezza o al maggiore controllo del territorio. Deve comunque aver pensato che la cittadinanza percepisse la misura come positiva e forse anche a ragione, visto il grande battage mediatico che si è creato intorno all’argomento.
Personalmente non sono stato contrario quando il governo Berlusconi ha inviato i militari nelle città, ho pensato che un esercito professionista giustamente addestrato, debba partecipare in un momento difficile del Paese alla sua sicurezza; ma quelli erano e sono professionisti, i vigili urbani no. Sono cittadini che hanno fatto un concorso pubblico per un ente non militare, un corpo che, a scapito del nome, non è stato creato per difendere i cittadini ma per svolgere soprattutto compiti amministrativi.
D’altra parte, l’operazione di utilizzare i militari nelle città ha avuto come riflesso immediato, almeno a Roma, di permettere agli agenti di polizia e ai carabinieri fino ad allora impiegati a piantonare obiettivi sensibili come ambasciate, ministeri, monumenti etc, di sottrarsi a questo compito e dedicarsi al controllo del territorio aumentando gli agenti e le pattuglie per strada; cioè adempiere al compito per cui il corpo era stato creato e per cui gli agenti si sono addestrati con professionalità.
Ma quanti sono i dipendenti del corpo di polizia municipale? Dovrebbero essere 8300, per il Comune sono 6541 ( e sarebbe bene che fossero impiegati tutti gli effettivi preposti ).
Quanti sono invece i militari utilizzati nella grande operazione sicurezza? Solo 3.000 agenti, in tutta Italia.
Gli agenti del comune di Roma, come prevede il regolamento, potranno portare con se l’arma anche fuori dall’orario di servizio: un fatto che io giudico molto pericoloso. Certo i vigili saranno poi sottoposti a test fisico-psicologici di idoneità e seguiranno corsi di formazione e addestramento al tiro.
Ma io resto preoccupato ugualmente.
Sono preoccupato perché la formazione e l’addestramento per l’utilizzo di armi non si imparano partecipando a corsi di addestramento tenuti due volte l’anno, come prevede la delibera.
Sono inoltre preoccupato per la reazione che potrebbe avere l’agente del traffico che, suo malgrado, si dovesse trovare in una situazione di pericolo: fino a ieri avrebbe chiesto aiuto alle forze di polizia tradizionali, domani che dovrebbe fare? Dovrebbe intervenire? Come interverrà? Non credo potrà essere addestrato per intervenire, armato o no. Temo invece che il suo intervento possa, in certi casi, risultare pericoloso, per se stesso e per gli altri.
Il primo gruppo (circa mille agenti) sarà armato per giugno 2009. L'armamento del corpo – per cui sono stati stanziati 800 mila euro – sarà completato entro la fine dell'anno.
Io mi sentirò più sicuro? Non so.
Carlo